LA CALABRIA, IL POLLINO E PAPASIDERO IN LETTERATURA

Nella letteratura italiana molte sono le pubblicazioni che hanno come protagonisti i nostri territori: a partire dalla nostra regione, la Calabria, continuando con l’area naturalistica che ci ospita, il Parco Nazionale del Pollino, fino ad arrivare al piccolo borgo di Papasidero.

 

Corrado Alvaro è sicuramente il primo nome che salta alla mente con il suo “Gente in Aspromonte” del 1930, dove ciò che appare netto sin dalle prime pagine di questo capolavoro letterario è l’amore infinito e viscerale che lo scrittore nutre nei confronti della sua terra. E poco importa se si tratta di una Calabria arcaica, chiusa ed aspra perché è proprio questa la Calabria dei suoi ricordi.

 

Passando a qualcosa di più contemporaneo, nel 2012 esce il romanzo del crotonese Carmine Abate, “La Collina del vento”, vincitore del Premio Campiello nello stesso anno.

La storia narra le vicende della famiglia Arcuri nell’arco di un secolo (dal 1902 fino ai giorni nostri) dove il celebre archeologo trentino Paolo Orsi si reca sulla collina del Rossarco (che esiste veramente), di proprietà della famiglia Arcuri, alla ricerca della mitica città di Krimisa. Ma la campagna di scavi si tingerà di giallo e gli Arcuri si scontreranno con l’invidia violenta degli uomini e con le intimidazioni mafiose.

 

Sul Parco Nazionale del Pollino, moltissimi scritti soprattutto a carattere turistico; decine di guide e di itinerari tra cui vogliamo citare: “Escursioni Parco del Pollino” di Michele Zanetti, “Pollino” di Giorgio Braschi e “Pollino, cuore verde del Mezzogiorno” di Martino Licursi.

 

Concludiamo la nostra brevissima rassegna con un paio di libri che parlano o hanno come sfondo il nostro amatissimo borgo di Papasidero.

Partiamo dal caposaldo letterario per tutti noi residenti e autoctoni che è “Il paese grigio – Storia e mentalità a Papasidero” del 1991 a cura di Saverio Napolitano con la collaborazione di Giuseppina Grisolia.

Finiamo con un romanzo uscito nel 2022 e presentato a Papasidero proprio ad agosto scorso che si intitola “Dar fuoco all’acqua” di Marida Piepoli.

 

In breve la trama: Claudia, quarant’anni, un lavoro da insegnante e una vita in sospeso. Per un errore burocratico – o per volere del destino? – si trasferisce per un anno scolastico dall’amata Bari a Papasidero, dove sembra esserci ciò di cui ha bisogno: il contatto con la natura, la semplicità delle piccole cose e nessuno che la conosca. Ma lì incontra Libero, trent’anni, divenuto uomo precocemente a causa dell’improvvisa scomparsa del padre, che si innamora di quella bionda così delicata e decide di volerla nella sua vita a tutti i costi.

 

In un valzer continuo di avvicinamenti e allontanamenti tra i due dovuti alla differenza d’età, con la calorosa accoglienza della coppia di gestori del B&B dove soggiorna al suo arrivo e i fatti di un paese intero a far da cornice alla vicenda, Claudia ritrova sé stessa e la forza di affrontare ciò da cui è scappata: un matrimonio perfettamente fallito e un errore fatale che il suo serpente tatuato le ricorda di continuo. Ma un anno passa in fretta e lei, seguendo il proprio istinto, prenderà una decisione in una escalation di eventi che la renderanno finalmente artefice del proprio destino.

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